06 novembre 2006

LA STRADA,IL SESSO:UN INFERNO

Don Benzi sostiene che basterebbe applicare le leggi esistenti per contrastare le organizzazioni criminali che portano in Italia ragazze dai paesi poveri e, dopo averle stuprate, picchiate, terrorizzate, annientate psicologicamente, private dei loro documenti, ferite nella dignità, e averne incrinata la personalità le costringono a prostituirsi sulle strade. Di là dalle convinzioni religiose che ci differenziano non ho ragione alcuna per dubitare delle affermazioni del Don( così lo ha chiamato una delle tante ragazze che ha sottratto alla strada) che da anni si dedica alla cura e al recupero degli “ultimi” della società e delle “nuove schiave” che battono sempre più numerose le strade italiane. Dunque le leggi ci sono, e si prova a renderle più efficaci, a migliorarle con nuove proposte alle quali lo stesso Don Benzi ha lavorato su esplicito invito di alcuni parlamentari. Forte della sua esperienza sulla strada, tra le giovani donne, ha apportato un contributo essenziale al miglioramento del testo che però si è affossato al parlamento. Giace insieme con altre proposte di legge, in attesa che una mano solerte lo sottragga all’oscurità di un archivio e lo metta all’ordine del giorno. Alcuni parlamentari hanno detto che al momento la discussione di quelle bozze non è una priorità. Come dire ci sono tante cose più serie di cui occuparsi prima. Ma la situazione di schiavitù in cui versano migliaia di ragazze non è mai stata una priorità nel nostro Paese, tanto meno per i nostri politici. Se n’è parlato nei bar, si sono fatti programmi televisivi, reportage, scritto articoli, ma il fenomeno è stato trattato più come un fatto di costume che come un problema incombente da risolvere, una piaga da grattar via anche se sanguinante. Andiamo a dirlo a quelle ragazze sulla strada, in attese dell’uomo di turno, con lo sguardo spento fisso nel vuoto; perché davanti a loro non c’è più niente, non c’è speranza, non c’è futuro. Costrette a regalar piacere a degli sconosciuti per arricchire altri sconosciuti. Ecco cosa sono diventate: merce di scambio, pura merce di scambio di un denaro che mai è stato più sporco. Lo sconosciuto che si ferma per avere un attimo di piacere animale, per scaricare un po’ della sua nevrosi, per sentirsi forte e potente alcuni secondi non si chiede se la donna è consenziente o no, solo svolge l’atto per cui ha pagato e violenta per l’ennesima volta un corpo ed un anima vessati. La salvezza delle schiave dall’inferno non è una priorità secondo i grassi e tirati a lucido occupanti degli scranni di Montecitorio, non lo è recuperare la loro dignità di esseri umani, ricostruire le vite interrotte, recuperare la speranza nel futuro. Don Benzi né ha salvate 5000. Sicuramente lo stato potrebbe fare molto se fosse più presente, invece latita, come sempre,viene a mancare dove ce n’è più bisogno. Che questo caso rientri in uno dei vizi congeniti degli italiani, della società intera, classe dirigente compresa? Un atteggiamento, sembra, inscritto nel nostro DNA e di certo non ha giovato al Paese. Intendo quel “lasciar correre”, il voltarsi dall’altra parte se si vede qualcosa che non dovrebbe accadere; il chiudere un occhio se non entrambi perché è “così da sempre”, oppure “tanto non si può far niente”; fino ad arrivare, dalla complicità passiva, alla complicità attiva con tanto di responsabilità diretta. E’ questo comportamento diffuso che ha permesso il proliferare della mafia in Sicilia, della ndrangheta in Calabria, e della camorra in Campania; ed il fenomeno non è ristretto alle regioni citate, esse sono solo il quartiere generale dove i vari clan si contendono il controllo delle organizzazioni, il raggio d’azione dei loro affari è molto più ampio. La malavita prolifera e controlla economicamente e politicamente vaste zone del paese, né sono un esempio gli ultimi processi per mafia. La responsabilità dello stato è enorme, così come quello di tutti noi che non vogliamo vedere la verità. Si lascia il cancro proliferare, ingrandire fino a quando non invade tutto il corpo, e solo quando esso vacilla sotto la malattia, quando la situazione diventa esplosiva e non si può più ignorare si decide di intervenire. In realtà a quel punto le istituzioni non sanno cosa fare e si affidano ad iniziative roboanti ma poco efficaci che servono soprattutto a impressionare l’opinione pubblica.

E’ legittimo il dubbio che per contrastare l’importazione delle giovani prostitute lo stato si muova con gli stessi criteri e le stesse debolezze di sempre. Pubblicamente siamo tutti d’accordo sull’eliminazione del commercio di prestazioni sessuali non consenzienti, che le scene sulle strade sono una vergogna per una società civile, che di civile ha ben poco se permette sul suo territorio l’esistenza di organizzazioni che hanno come fine la tenuta in schiavitù e lo sfruttamento di esseri umani. Lo dicono i politici, i giornalisti, i programmi televisivi, l’uomo qualunque. Il risultato è che le ragazze sulla strada sono sempre di più e sempre più giovani.

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