04 luglio 2007

"SCOGLIERA" di ADAM OLIVIER

"Ho trentun anni e rimanere in vita per me è stata a lungo un'attività a tempo pieno,un programma,un orizzonte.Conservare una parvenza d'equilibrio.Fare in modo di non andare in pezzi né sciogliersi in lacrime.Non sprofondare,non lasciarmi trascinare da coloro che ormai sono lontani, a cui ero legato e di cui porto il peso.(.......). Conosco il peso dei morti. Conosco la cattiva sorte. Conosco la perdita e il saccheggio, il sapore del sangue, gli anni perduti e quelli che ti scivolano tra le dita. (...........). So che non c'è nulla di affidabile, che tutto si disfa, si incrina e si spezza, che tutto appassisce e tutto muore.(....). Le nostre vite sono tutte uguali. Le nostre vite sono identiche e inquiete. I nostri ricordi sbiaditi, corrosi dall'acido, smagliati come cotone scadente. Il nostro futuro svanito, la nostra storia illeggibile, senza contorni né spina dorsale, a luci spente.

Le nostre vite sono tutte uguali. Le nostre vite sono identiche e disarmate. Siamo cresciuti all'ombra di padri freddi e minacciosi, sulla fragilità sfinita delle nostre madri, ci stringevamo gli uni agli altri nel ventre di città glaciali, di case identiche e terribilmente silenziose, nel solco di strade tormentate dalla noia e dall'angoscia, circondati da adulti morti. Si, siamo cresciuti nel terrore dei nostri padri, nel silenzio inquieto delle nostre madri, nel vuoto scavato da luoghi astratti, inesistenti senza periferia ne centro.(....). Non credevamo in niente e nessuno, e niente e nessuno credeva in noi. La nostra epoca non ci riguarda e la società è una finzione troppo grande anche solo per riuscire ad immaginarla. Andiamo e veniamo in balia della corrente e tutto ci scivola tra le dita. Ci aggrappiamo a ciò che ci rassicura e trattiene, a ciò che ci accomuna e così, strusciandoci gli uni contro gli altri senza mai incontrarci, abbiamo meno paura e qualcosa sembra finalmente delinearsi".

Così scrive ADAM OLIVIER nel romanzo breve "SCOGLIERA". E' sicuramente un libro da leggere.

28 giugno 2007

....e la chiamano civiltà

il padre picchia l'insegnante; Cicciolina e Azouz insieme sull'isola dei famosi; i matrimoni durano sempre meno;

In quattro violentano una ragazza. Quattro notizie, quattro fatti senza alcuna connessione tra loro che danno una chiara visione della società attuale.

26 giugno 2007

DISGRAZIE ALL'ITALIANA

Una ragazza in coma dopo un'operazione alle tonsille per mancanza d'ossigeno: "un errore umano".
VENEZIA - Un banale intervento per l'asportazione delle tonsille è finito nel dramma all'ospedale di Portogruaro dove una giovane di 26 anni è ora in coma dopo essere rimasta per alcuni, lunghissimi minuti, senza ossigeno. Un errore umano, un «deprecabile incidente» ha subito ammesso l'Asl 10 di San Donà di Piave, competente sul nosocomio, perché durante l'operazione si è verificata «l'accidentale fuoriuscita del tubo endotracheale. Così inizia l'articolo sul Corriere. Davanti ad una simile notizia non si può andare oltre, lasciare che essa si confonda nel calderone delle parole che riportano le disgrazie, gli incidenti, le guerre,che mietono vittime nell'indifferenza del mondo. Leggendo l'accaduto il pensiero va subito ai parenti della vittima, alla loro disperazione per un dolore ingiustificabile, per la perdita di una persona amata priva di alcun senso. C'è da perdere la testa, da diventare matti; chi potrà mai rispondere alla domanda dei genitori della giovane ragazza, chi potrà mai dirle perché la loro amata è dovuta morire nel mezzo dei suoi anni migliore? E le affermazioni delle autorità che giustizia sarà fatta e i colpevoli pagheranno non coprono l'urlo di un dolore smisurato. Non c'è pena che potrà riportare in vita la ragazza e restituirla all'amore dei suoi.

Il fatto è la conseguenza di un modo tutto italiano di comportarsi sul lavoro, di adempire al dovere e agli obblighi verso la comunità in cui viviamo; è la testimonianza del nostro lassismo, del menefreghismo imperante, della superficialità diffusa e radicata ovunque. In ospedale non dovrebbe essere così, il pressappochismo italico dovrebbe essere bandito tra coloro a cui affidiamo la nostra vita; eppure sempre più spesso capita di lasciarci le penne per "un errore umano".

27 maggio 2007

RACCONTI DALL'INDIA

Giochi al crepuscolo Una raccolta di undici racconti di Anita Desai, undici perle narrative che catturano l'atmosfera unica dell'India. Ambientati nelle odierne città del Paese riflettono la realtà urbana evocandone i colori, i suoni e l'incandescente temperatura. Raccontano la vita nella sua miseria e nella sua intensità. In essi c'è la saggezza di chi osserva il mondo con disincanto; svelano la complessità dell'animo umano e la tortuose contraddizioni in cui si dibatte.

Una donna americana vive con disagio il suo soggiorno in India ed ha nostalgia per le colline del paese dove è cresciuta, fino a quando il marito per ridestarla dalla sua apatia la conduce in campagna, in un piccolo centro sulle pendici di un monte. Qui ella ritrova la semplicità e la naturalezza dei rapporti, si unisce ad un gruppo di hippy e lascerà il marito nella sua corazza occidentale.

Poi c'è l'uomo che da un semplice contatto con un melone si dimentica del mondo e si concentra solo su di un piccolo particolare. Perde la famiglia, la casa ed inizia a vagabondare, finisce ad essere venerato come un santone.

Un pittore che vive nei bassifondi, con i canali di scolo a cielo aperto, dove la vita dell'essere umano non è un diritto ma una scommessa con la sorte. Egli dipinge paesaggi e fiori che non ha mai visto. Deve vendere almeno un quadro per far mangiare la famiglia, ma i ricchi acquirenti rimangono insensibili sia all'odore della povertà che al genio dell'artista. I racconti sono privi di pretenziosità didattica, ma come tutte le opere di Desai possono essere di grande insegnamento, e ogni lettore può trovarvi la sua lezione Il lavoro della scrittrice ci permette di guardare all'India con uno sguardo nuovo, chiaro. privo di scorie mitologiche, falsità storiche e frammenti di sogni occidentali infranti. Desai ci restituisce un India priva di mistificazioni e veli ideologici.

22 aprile 2007

"LE BELLE IMMAGINI", di Simone de Beauvoir

"Tutto il male viene dal fatto che ha moltiplicato i propri bisogni mentre avrebbe potuto contenerli; invece di aspirare ad una abbondanza che non esiste e forse non esisterà mai, si sarebbe dovuto accontentare di un minimo vitale, come certe comunità molto povere-in Sardegna, in Grecia, per esempio tra cui i tecnici non sono penetrati e che il denaro non ha corrotto. Là il popolo conosce una felicità austera perché sono stati preservati certi valori veramente umani, di dignità, di fraternità, di generosità, capaci di dare alla vita un sapore unico. Finché continueremo a creare nuovi bisogni si moltiplicheranno le frustrazioni. Quando è cominciata la decadenza? Il giorno in cui si è preferita la scienza alla saggezza, l'utilità alla bellezza. Col rinascimento, il razionalismo, il capitalismo,lo scientismo. Sia pure; ma ora che siamo arrivati a questo punto che fare?(......). Solo una rivoluzione morale, e non sociale né politica né tecnica riporterebbero l'uomo alla verità che ha perduto." Le parole del padre sono preziose per Laurence, lui è un faro nel buio desolante della sua vita. Laurence ha trent'anni, un marito, due figlie, un lavoro gratificante in una agenzia pubblicitaria e un amante. La sua vita è apparentemente calma e piena, e soddisfacente. Dosa con saggezza e attenzione il suo tempo tra il marito e la famiglia, l'amante e il lavoro, e i suoi genitori separati. Sua madre donna mondana e arrivista, vive con un affermato uomo d'affari;il padre, uomo colto e schivo, consapevole dei mali del suo tempo vive in solitudine.Laurence è una donna affermata e realizzata, ma dietro questa immagine perfetta di donna moderna c'è il vuoto. Né diventa consapevole tramite le crisi della sua figlia maggiore e di sua madre. La madre viene letteralmente abbandonata dal suo ricco e potente amante, si ritrova sola, intorno il deserto sociale e i mezzi economici notevolmente ridimensionati. La figlia piange di notte spaventata dalle incognite della vita che avanza, pone interrogativi universali a cui Laurence non sa rispondere ma ne avverte l'importanza, mentre il marito liquida tutto come disturbi infantili che presto passeranno, o al più si può ricorrere ad uno psicologo per rimuoverli. Il vuoto esistenziale di Laurence è incolmabile: eppure ci prova, tenta di crearsi degli interessi, si mostra interessata a quel che accade intorno a lei e nel mondo, ma tutto scivola via come l'acqua sull'olio. Confida per la sua rinascita in un viaggio in Grecia con suo padre. Ma anche questo fallisce: non riesce a vedere quel che il genitore vede, non riesce ad arrivare dove arriva lui con la sua cultura e la sua sensibilità. Lei vede si la bellezza del paesaggio, e poi solo miseria, e povertà, e tristezza. Laurence non riesce ad andare oltre le immagini, oltre le apparenze. "Le belle immagini" è il ritratto spietato delle donne della ricca borghesia, ma anche la critica ad una società superficiale, maschilista, dove conta solo il denaro ed il potere che esso dà. Laurence è la punta dell'iceberg di un mondo vacuo e vano, dove più soldi si hanno più si può abbellire la propria immagine. Quando prende coscienza dell'unitilità del suo essere è troppo tardi per cambiare, per modificare il corso della sua storia, ma come madre e come donna ha il diritto e dovere di proteggere sua figlia dalle ipocrisie e dal falso perbenismo che la vogliono mutilare di quei che ha di più caro: l'amicizia e la propria sensibilità. Il romanzo tocca temi attuali; per certi versi è un opera visionaria, quando fu scritto trattava le caratteristiche di una ristretta classe sociale che con il passare degli anni si sono allargate all'intera società. Come dire: siamo diventati tutti borghesi e tutti dobbiamo fare i conti con quel vuoto esistenziale che ci avvolge.

23 febbraio 2007

Stiamo ai fatti

Lo scoprono adesso i "compagni onorevoli" che si sarebbe dovuto votare il rifinanziamento alla missione in Afganistan? Lo scoprono adesso che l'Italia aveva preso degli impegni all'interno dell'ONU, e a livello internazzionale non ci si può comportare come a casa propria, che si cambia la legge elettorale ad ogni legislatura, e ad ogni legislatura si modica la scuola, e si ritoccano le pensioni, e così via, che uno sa mai dove si andrà a parare nei prossimi cinque anni. Forse quando ci rapportiamo con il resto del mondo ci vuole un tantino di serietà, onde evitare che ci ridano dietro. Perchè se ò vero che a casa nostra va sempre a finire a "tarallucci e vino", è altrattanto vero che in campo internazionale bisogna render conto agli alleati di turno.Cosa si saranno detti i "compagni" all'inizio legislatura? -Intanto andiamo a governare poi si vedrà.Mandiamo a casa Berlusconi poi decideremo sul da farsi. E' un pò poco per stare al governo cinque anni. E più che un ragionamento razionale e responsabile mi sembra un classico comportamento italiano: quel "tiriamo a campare, oggi è così domani si vedrà". Ci si aspettava forse che Mastella e Capezzone si svegliassero una mattina trasformati in comunisti? Santo Iddio nessuno, penso, nessuno degli elettori del centro sinistra si aspetta da questo governo che renda in 5 anni l'Italia un paese senza disuguaglianza socio-economica, pacifista e disarmato, libero da basi militare e materiale nucleare, l'elettore chiede che si governi con un pò di buon senso, che si ascoltino un pò di più le esigenze del popolo, chiede solo una vita più decente. Niente di più. E invece no alcuni compagni, come i nuovi brigatisti sono prigionieri della loro ideologia, peraltro già condannata dalla storia.

22 febbraio 2007

"LA COMMEDIA ALL'ITALIANA"

Questi signori ci prendono per il culo. Hanno chiesto il voto per governare, e sono stati eletti per governare. Hanno fatto un patto con gli altri partiti della coalizione, e con gli elettori.Dovrebbero mantenere l'impegno che si sono preso. E invece no! dopo nemmeno un anno do governo salta fuori che che hanno problemi con la loro coscienza e nnon possono votare quel che non condividono.Ma scusate, ma cosa credevano di convertire i centristi e i moderati della coalizione alla causa "comunista". Sapevano questi "poco onorevoli " signori che venivanivano mandati al governo insieme a personaggi come Mastella,Capezzone,Rutelli e consimili, ed un Di Pietro, che non condividono certamente le posizioni della sinistra radicale. Sapevano questi signori quando hanno chiesto il voto che bisognava fare uno sforzo e scendere a compromessi, anche rilevanti, per poter stare al governo insieme al resto dell'unione. Sapevano che l'Unione ideologicamente era frastagliata in posizioni a volte opposte, sapevano che ognuno dei componenti per poter durare al governo doveva,assolutamente doveva, scendere dalla sua roccaforte ideologica per incontrare gli altri su un terreno neutrale per affrontare i problemi pratici, reali della vivibilità quotidiana che spesso non hanno colore ideologico. Sapevano tutto ciò o no?E allora adesso salta fuori il comunista duro e puro e la sua coscienza. Queste persone sono prigionieri della loro ideologia che li condanna alla piazza, li condanna a stare sempre all'opposizione, non si puo governare un paese come l'Italia, punto fermo della Nato che si è assunto delle responsabilità all'interno del'ONU,con delle posizioni risalenti ai tempi della guerra fredda. Le scelte in politica estera del governo Prodi possono esere condivisibili o meno, non dubito che dei componenti, se non tutti, della sinistra radicale abbiano delle difficolta a seguire D'Alema, MA NON SI PRENDONO IMPEGNI SE NON SI E' SICURI DI POTERLI MANTENERE.

20 febbraio 2007

IL NUOVO TEMPIO

Yasser ha 45 anni, ne aveva 16 quando arrivo in Italia. Ha sposato un'italiana, e hanno un figlio di 15 anni.-Cosa fai domani Yasser?-gli chiedo,-dormi?- Lui fa il pizzaiolo e lavora 12 ore al giorno,di riposare ne ha bisogno. -Dormire io?,noo,porto mia moglie e mio figlio al centro commerciale.- Lo dice come se fosse la cosa più naturale di questo mondo,come se andasse a fare una scampagnata.- Al centro commerciale?- ribatto io incredulo. E lui:-che fai sennò?- Certo che fai sennò! Anche Ricardo lavora con noi: ha 24 anni, vive con una ragazza sud-americana come lui e hanno un bambino di 3 anni. Ascolta quel che diciamo e poi interviene:- anch'io vado sempre al centro commerciale.

- E che fai sempre al centro commerciale? gli chiedo. -Niente,- risponde-, guardo i negozzi, cosa vuoi fare in un centro commerciale?Lascio giocare il bambino, c'è un posto per tutti i bambini,stanno là tranquilli e sicuri, si divertono. Poi scopro che anche tutti gli altri vanno, almeno una volta a settimana, in questo benedetto centro.Ci va A. che ha 55 anni e un debole per le vetrine. E anche S. che di anni ne ha 27 e non ha nientaltro da fare. E R. quarantenne separata che è piena d'oro, e cerca la sua anima gemella, anche al centro commerciale. E tutti gli altri. A sentir loro si ci trovano bene, sono così entusiasti che a me viene il magone a sentirli. Come al solito sono l'unico( in quel contesto) che non và pazzo per questi centri. Beninteso ci vado anch'io a fare spesa- e do vai sennò? come giustamente fa osservare Yasser, con i tempi che corrono perfino il vecchio alimentari sottocasa è troppo caro e perde il confronto con le grandi catene alimentari. Faccio la mia spesa, ma quasi subito mi prende una smania, ma una smania che devo scappar via.Poi ci torno magari, il lunedì mattina quando non c'è nessuno. E' che non capisco dove trovano la gran pazienza per fare la fila,da dove gli viene il piacere di accalcarsi, di stare ammassati che quasi si rubano l'aria per respirare. E come deve essere buona la pizza che si è riusciti ad acquistare dopo una lotta furibonda tra la massa affamata,spinte, gomitate, occhiatacce,e finalmente si arriva al banco mostrando lo scontrino per richiamare l'attenzione della commessa, mentre si tiene d'occhio la calca, che non spunti qualcuno a rubarti la postazione, ti spetta di diritto che ci provino! Deve essere come si dice quì, l'umanità, ci piaccia o no, è questa, e ha bisogno del centro commerciale come ha havuto bisogno delle chiese, delle cattedrali, e dei tempi pagani. Forse l'aspetto inquietante è proprio questo.

04 febbraio 2007

"Il Paese dove non si muore mai"

"Il Paese dove non si muore mai"di Ornela Vops, appartiene a quella categoria di romanzi che io definisco "viscerali". Sono lavori che l'autore estrae a forza dalle proprie viscere, con un procedimento faticoso, non privo di dolore, e a volte è accompagnato da lacrime malinconiche, e da un urlo finale di liberazione. E' un parto assolutamente necessario,tramite il quale l'autore( in questo caso l'autrice) si libera dei propri fantasmi.Il lettore viene in contatto con brandelli di carne e grumi di sangue,pagina dopo pagina è costretto a confrontarsi con la vita,con la parte meno nobile di essa, che è spesso la più reale.

02 febbraio 2007

Con l'avvento del computer e di internet si legge di più o di meno? Sicuramente internet ha rivalutato la parola scritta,al contrario della televisione e della stessa radio impone la lettura.Quindi chiunque si avvicina al web, e non ha mai letto un articolo di giornale prima, è costretto a prendere confidenza con la scrittura.Nello specifico ci sichiede se si leggano più o meno libri:il timore di alcuni,delle case editrici in particolare,è che il web sottragga quel tempo prezioso che solitamente viene dedicato ad un buon libro Per quel che mi riguarda da quando ho scoperto l'esistenza della rete,e spinto dalla curiosità che da sempre anima le mie attività,trascorro davanto al monitor intere ore, senza neanche rendermene conto.Ma è il tempo che ho sottratto alla televisione e ad altre attività poco importanti.Forse leggo meno riviste settimanali,e in modo sbrigativo il quotidiano.Ai libri dedico il tempo di sempre,sicuramente ne compro di più,facilitato dalla possibilità di acquistarli in rete.

Due pile di libri sul ripiano di una libreria nella mia camera da letto stanno aspettando, e sono: Moretti, La letteratura vista da lontano;

A.Pascale, S'è fatta ora

S.Rushdie, I versetti satanici

Lu Ji, L'arte della scrittura

Simona Vinci,In tutti i sensi come l'amore

George Steiner, Il correttore

Vladimir Sorokin,La coda

Goffredo Prise, Quando la fantasia ballava il boogie

Faulkner, L'urlo e il furore

Hilman-Ventura, Cent'anni di psicanalisi

Bauman, La società sotto assedio

Laura Bossi, Storia naturale dell'anima

Marcuse, Eros e civiltà

Galimberti, Il tramonto dell'occidente

Mancassola, il ventisettesimo anno

Accanto a questi,appena finiti di leggere:il paese dove non si muore mai,di Ornela Vopsi; in lettura,: Nel territorio del diavolo,di Flannery O'Connor.Consapevole che non tutti avranno l'attenzione che meritano.